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Testimonianze dei pazienti Audit

Soluzioni all’avanguardia per migliorare la tua vita

Andrea, 53 anni

Andrea è un bancario e allenatore di una squadra del settore giovanile di ciclismo femminile.

Utilizza gli apparecchi acustici da quando aveva 4 anni.
Ha un’ipoacusia neurosensoriale bilaterale con componente genetica e di grado profondo.
Gli apparecchi acustici che ha utilizzato nel corso degli anni gli hanno permesso di acquisire il linguaggio in età pre-scolare e di mantenere una vita più che attiva.
Andrea è anche sempre molto attento nel sociale e proprio per questo un giorno ma deciso di far conoscere la sua esperienza appuntando in un foglio cinque semplici concetti che riescono a spiegare più chiaramente questa sua disabilità invisibile.
Buona lettura!

“La mia vita quotidiana da ipoacusico”

L’ipoacusia è una disabilità invisibile che viene spesso fraintesa, sottovalutata o addirittura ignorata, a volte anche dalle persone che ti sono più vicine. Ma può avere un grande impatto sulla tua vita e sulla vita di quelli che ti amano.
 
1. L’ipoacusia stanca
Per un ipoacusico ascoltare significa fare fatica. Il miglior modo che io conosca per spiegarlo è ricorrere all’esempio del gioco “La ruota della fortuna”. Si leggono alcune lettere, altre lettere non ci sono. Il concorrente cerca di dare un senso ai suoni incompleti che sta ascoltando e trasforma poi questi suoni in una parola o in una frase che abbia senso nel contesto della conversazione.
 
2. Non sono stupido e non sono maleducato
È vero, potrei a volte rispondere in modo poco appropriato a domande o non capire lo scopo di una conversazione, ma non sono stupido. Ho semplicemente frainteso ciò che hai detto. E se non rispondo al tuo saluto o al tuo “mi scusi” tra i banchi del supermercato, non è perché ti sto ignorando.
È semplicemente perché non ho sentito.
 
3. Gli apparecchi acustici non funzionano come gli occhiali
Le lenti trasformano immagini sfuocate in qualcosa di nitido e chiaro, riportando così alla normalità. Con gli apparecchi acustici non è la stessa cosa. Gli apparecchi acustici amplificano i suoni, ma questo li rende solo più alti di volume, non necessariamente più nitidi o più chiari. Questo può rendere veramente difficile sentire in certe situazioni!
 
4. Non c’è bisogno che tu parli per me
Non sono un bambino, né un invalido. Se qualcuno mi chiede qualcosa e io non ho capito, per favore ripeti in modo tale che possa rispondere io. Fare altrimenti è offensivo e umiliante.
 
5. Alcuni trucchi che possono aiutare molto
Mettiti di fronte a me quando mi parli e mantieni visibili le tue labbra.
Non parlarmi da un’altra stanza e assicurati di avere la mia attenzione prima di cominciare a parlare. Io voglio sentire quello che mi dici e sto cercando di fare del mio meglio. Se seguirai queste regole, capirò che anche tu starai facendo lo stesso.

Sofia, 8 anni

Abbiamo conosciuto Sofia all’età di 3 anni.
Le era appena stata diagnosticata un’ipoacusia neurosensoriale bilaterale di grado moderato.
All’epoca non aveva ancora completamente acquisito il linguaggio, a causa appunto del deficit uditivo e vi erano anche delle difficoltà di pronuncia in determinate lettere come la “t” e la “s”.
 
L’iter applicativo pediatrico non differisce dall’iter applicativo dell’adulto per durata (non vi è in entrambi i casi un termine di fine) ma differisce per il coinvolgimento delle figure professionali che lavorano a stretto contatto, in équipe, con l’unico scopo di aiutare i bambini e i rispettivi genitori ad affrontare tutto il percorso fino al raggiungimento dello scopo finale.
 
Le figure professionali coinvolte sono: l’audiologo, il foniatra, l’otorinolaringoiatra, la logopedista, l’audiometrista e l’audioprotesista.
 
L’insieme di queste forze in aggiunta a una presenza importante e costante dei genitori, hanno fatto sì che Sofia oggi abbia raggiunto ottimi risultati scolastici e che sia pienamente inserita in attività sociali e sportive insieme ai bambini della sua età.

Bruno, 68 anni

Bruno è un pensionato ma soprattutto un nonno.

Da quando aveva 40 anni gli è stata diagnosticata nell’orecchio sinistro un’ipoacusia neurosensoriale di grado lieve con acufene (ronzio o fischio) e un’anacusia (perdita completa o quasi della capacità uditiva) a destra.
 
Una perdita di udito può aumentare la percezione dell’acufene. Per tale motivo è importante correggere le perdite uditive con appropriati ausili, come parte della terapia globale dell’acufene.
 
Nove mesi fa, spinto dai famigliari che non si sono mai persi d’animo in tutti questi anni, è venuto a conoscerci.
Dopo aver intrapreso il percorso del nostro iter applicativo, non facile in quanto avendo la funzionalità di un solo orecchio il suo cervello ha dovuto fare il doppio della fatica per trasmettere le informazioni uditive, oggi Bruno è un paziente soddisfatto.
 
Non rinuncia più a una cena con gli amici, a guardare un programma alla tv, a rispondere a una telefonata (con il sistema di connessione diretto che il suo apparecchio ha con la tv e con il cellulare) o a una passeggiata al parco con i nipoti.
“Oggi, l’unica cosa che non sento più è l’età.”

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